POSIZIONE E DUBBI DEL M5S RIGUARDO AL PROGETTO DI LEGGE REGIONALE SU AZIENDA ZERO E RIORGANIZZAZIONE DELLE ULSS

Premettiamo all’analisi “tecnica” che la proposta di legge così come è formulata metterebbe nelle mani del governatore e di una persona da lui nominata circa l’87% dell’intero bilancio regionale, senza la minima possibilità di indirizzo né, tantomeno, di controllo da parte del consiglio regionale o della giunta; già questa semplice considerazione dovrebbe far inorridire, scandalizzare e giustificare una strenua opposizione a questa proposta.

 

Comunque volendo andare a fare un analisi puntuale ecco di seguito le nostre considerazioni.

 

AZIENDA ZERO

INTERAZIONE TRA LE FUNZIONI DI PROGRAMMAZIONE DEL CONSIGLIO, DELLE ULSS E DELL’AZIENDA ZERO

Le funzioni di “programmazione”, all’Azienda Zero attribuite ai sensi del comma 1 dell’articolo 2 del progetto di legge potrebbero confliggere con la funzione di stabilire gli “indirizzi generali della programmazione” attribuiti dallo Statuto al Consiglio regionale.

La differenza tra le due funzioni di programmazione non è chiarita nel progetto di legge. Nelle note esplicative vengono citate le funzioni di indirizzo del Consiglio, ma poi queste stesse funzioni non vengono rese esplicite nel testo del progetto di legge.

In ogni caso, se anche le funzioni di programmazione riservate all’Azienda Zero si svolgessero in subordine alle direttive del Consiglio e agli obiettivi assegnati dalla Giunta, non è specificato come effettivamente, all’atto pratico, Consiglio e Giunta espleterebbero la loro funzione sovraordinata su questo nuovo ente.

Inoltre, Statuto e leggi vigenti assegnano funzioni a Giunta e Consiglio in materia di programmazione e gestione del bilancio regionale. Occorre capire come si concilierebbero le attribuzioni all’Azienda Zero in merito alla gestione dei flussi di cassa relativi al finanziamento del fabbisogno sanitario regionale.

Anche le Ulss hanno funzioni inerenti la programmazione. Stabiliscono linee di indirizzo definite dalle conferenze dei sindaci per l’impostazione programmatica delle attività.

Le Ulss dovrebbero avere pure autonomia aziendale nell’ambito della programmazione regionale socio-sanitaria. Anche per quanto riguarda le Ulss vorremmo quindi chiarire i futuri rapporti tra enti.

 

PREROGATIVE DEI COMUNI E PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI

La partecipazione dei comuni, alle attività di controllo, ma anche di programmazione,, dovrebbe essere assicurata pure da questo nuovo ente, attraverso gli strumenti che già esistono, in particolare le Conferenze dei sindaci e la Conferenza regionale permanente per la programmazione sanitaria e socio sanitaria. Ma noi pensiamo anche a una partecipazione da parte degli organismi di volontariato e di tutela dei diritti dei cittadini utenti.

In particolare consideriamo opportuna una presenza degli organismi a tutela dei cittadini nel Comitato di indirizzo, e dei comuni sia nel Comitato d’indirizzo che nel Collegio sindacale.

Infatti, se l’organo di controllo dell’Azienda Zero è un collegio sindacale, composto da 3 membri nominati dallo stesso Direttore Generale, si rischia di costituire un organo autoreferenziale, con scarse possibilità di verifica su chi lo dirige.

Oltretutto, nell’articolo 5 comma 1 del progetto di legge si afferma che “Il Collegio sindacale è composto da tre membri nominati dal Direttore generale ai sensi della normativa vigente in materia di Aziende ULSS”, ma in realtà la normativa vigente in materia di nomine in Aziende Ulss non prevede questo. Quindi questo comma si contraddice da solo.

Se volessimo veramente adottare lo stesso sistema di nomina del Collegio sindacale vigente per legge per le Ulss, dovremmo prevedere che i tre membri vengano nominati in questo modo: “uno designato dal presidente della giunta regionale, uno dal Ministro dell’economia e delle finanze e uno dal Ministro della salute.”. Ciò ai sensi della legge 190/2014, art.1 comma 574.

Questo se volessimo insistere nel dire che l’Azienda Zero viene assimilata alla normativa in vigore per le Ulss. Ma in realtà si deve constatare che nel progetto di legge n.23 la disciplina delle Ulss viene tirata in ballo solo in certe occasioni, quando fa comodo, e non in altre.

Se quindi stabilissimo che l’Azienda Zero non è una Ulss e che il Collegio sindacale può essere costituito secondo altri criteri, allora proporremmo quelli in vigore proprio per le Ulss fino al 2014, con un membro del Collegio sindacale nominato dai comuni (come avveniva in base alla legge regionale 11/2001, articolo 113 comma 9) attraverso la Conferenza regionale permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria.

Quindi, il comma 1 dell’articolo 5 è assolutamente sbagliato e da riscrivere, magari seguendo il criterio di favorire un maggior controllo da parte di terzi (stato e comuni).

 

DUPLICAZIONI E SOVRAPPOSIZIONI DI COMPITI O SVUOTAMENTO DI FUNZIONI

L’Area sanità e sociale verrebbe sostituita in toto, esternalizzata in un ente strumentale, almeno così pare di capire. Infatti: l’articolo 13, comma 4 del progetto di legge 23, precisa: “Le funzioni e le relative risorse strumentali e finanziarie attribuite all’Area Sanità e Sociale, previste dalle norme vigenti in materia, sono trasferite all’Azienda Zero”.

Di fatto, l’assessorato alla sanità verrebbe svuotato e la gestione delle sue funzioni verrebbe affidata a un Direttore Generale, che non renderà più conto direttamente ai cittadini

Occorre chiarire quali saranno i rapporti tra assessore alla sanità e direttore generale dell’azienda zero, ovvero chi farà cosa.

 

Ci potrebbero essere però anche possibili duplicazioni di funzioni. Ad esempio:

come si concilierebbero le competenze dell’Azienda Zero in materia di politiche relative agli acquisti con quelle dell’ufficio Coordinamento Regionale Acquisti per la Sanità?

E come potrebbero interagire le competenze dell’Azienda Zero in merito a GSA e bilancio consolidato delle aziende sanitarie con quelle degli uffici regionali incaricati di elaborare il bilancio?

 

SIMILITUDINI TRA AZIENDA  ZERO E ARSS

L’ARSS, Agenzia regionale socio sanitaria, che si occupava di autorizzare e accreditare le strutture sanitarie, socio sanitarie e sociali, di fornire analisi ed elaborare strumenti volti a migliorare i servizi delle aziende sanitarie regionali, è stata soppressa solo due anni e mezzo fa. Ora l’Azienda Zero svolge anche compiti in precedenza spettanti all’ARSS.

Viene da chiedersi la ragione di queste iniziative apparentemente contraddittorie (da parte della stessa maggioranza politica), quando sarebbe bastato a suo tempo integrare le funzioni dell’ARSS.

E ci chiediamo pure quale indipendenza può avere in materia di valutazione e certificazione un ente autoreferenziale controllato in pratica dal Presidente della Giunta e dal Direttore Generale che lui stesso nomina. Collegio sindacale, Comitato d’indirizzo, Servizio ispettivo, Comitato scientifico e altri futuri comitati sono tutti nominati o scelti da queste due figure.

Servirebbe un ente terzo, ma questo ente è tutt’altro che terzo.

E il Consiglio deve poter svolgere i suoi compiti di controllo.

 

PERCHE’ DUE SERVIZI ISPETTIVI?

Il “Servizio ispettivo e di vigilanza per il Sistema socio-sanitario venetodel Consiglio regionale, che già esiste, può essere attivato anche adesso su segnalazione della Giunta. Ciò  in base all’articolo 2 comma 5 della legge regionale 21/2010. Inoltre, in base al c.7 del succitato articolo di L.R., gli esiti dell’attività di ispezione e di vigilanza vengono inviati alla Giunta, “ai fini dell’eventuale adozione dei conseguenti provvedimenti”.

Pertanto, se la Giunta può già usufruire del Servizio ispettivo esistente, perché crearne un doppione, il “Servizio ispettivo della sanità” dipendente dalla Presidenza della Giunta?

Per di più, mentre il servizio ispettivo già esistente risponde sia al Consiglio che alla Giunta, questo nuovo servizio ispettivo risponderebbe soltanto alla Giunta, escludendo il Consiglio.

Manca quindi la reciprocità.

Inoltre, il progetto di legge non rende chiaramente esplicito se il vecchio servizio ispettivo del Consiglio regionale potrà esercitare la propria attività ispettiva e di vigilanza anche sull’Azienda Zero.

Riteniamo comunque che presso la Presidenza della Giunta potrebbe costituirsi un servizio che si occupi di verificare le attività gestionali, operative e di attuazione degli obiettivi assegnati dalla Giunta stessa. E che dovrebbe comunque coordinarsi con il servizio ispettivo del Consiglio.

Ma rimane comunque al Consiglio il compito di vigilare sulle attività amministrative messe in moto dalla Giunta e sulla regolarità dei bilanci delle aziende sanitarie.

 

COSTI E FINANZIAMENTO DELL’AZIENDA ZERO

Visto che è stato cancellato l’articolo 8 della vecchia versione di questo progetto di legge, che prevedeva pescare i finanziamenti per l’Azienda Zero addirittura dalle spese per garantire i LEA, c’è da chiedersi in quale altro modo verrà finanziata questa struttura.

 

PERSONALE

Non abbiamo un’indicazione, neppure di massima, riguardo a quanto personale potrebbe essere necessario per il funzionamento dell’Azienda Zero e quanto di questo personale sarà costituito da nuove assunzioni.

Da chiarire anche le modalità di assunzione del personale, sia quello in mobilità, sia le nuove assunzioni, per le quali auspichiamo almeno l’effettuazione di concorsi pubblici.

 

COMITATO D’INDIRIZZO

Ci chiediamo inoltre quali strumenti avrà a disposizione il comitato di indirizzo per espletare i suoi compiti di verifica della conformità dell’azione dell’Azienda Zero alla programmazione sanitaria regionale.

 

RIORGANIZZAZIONE DELLE ULSS

 

SUDDIVISIONE ULSS SU BASE PROVINCIALE; RISPARMI E AZIENDA SOCIO-SANITARIA UNICA REGIONALE

Nello stabilire i confini delle nuove Ulss è stata operata la scelta, di seguire pedissequamente i limiti delle province, un ente vecchio e in via di dissoluzione, i cui confini risalgono spesso ad almeno due secoli fa. Sarebbe stato più opportuno tener conto dei cambiamenti avvenuti nel territorio e della struttura dei reali bacini di utenza dei vari presidi ospedalieri. Ciò attraverso uno studio organico sui bacini d’utenza almeno delle principali strutture sanitarie.

 

ELIMINAZIONE DELLA NECESSITÀ DI SENTIRE I COMUNI IN OCCASIONE DELLA VARIAZIONE DEI CONFINI DELLE ULSS

La legge regionale 56/1994, al comma 3 dell’articolo 9, prevede che le modifiche dei confini delle Ulss vengano decisi per legge dal Consiglio, “sentiti gli enti locali interessati”, ovvero comuni e province o città metropolitana interessati dal cambiamento dei confini. Ora questo progetto di legge vorrebbe eliminare questa importante prerogativa dei comuni, e questo fatto non può che preoccuparci, perché si toglierebbe ai singoli territori del veneto la possibilità di far sentire le proprie esigenze.

 

CONFERENZE DEI SINDACI E NUOVE ULSS PROVINCIALI

In base al progetto di legge regionale di cui all’oggetto, le nuove ULSS avrebbero al loro interno più conferenze dei sindaci, una per ognuna delle ULSS attuali, e i presidenti delle ULSS attuali andrebbero a comporre l’esecutivo delle nuove ULSS provinciali. Tuttavia non è chiaro né se dovrebbero continuare a sussistere gli esecutivi delle ULSS attuali, né se le nuove ULSS provinciali debbano o possano eleggere un proprio presidente, né le modalità con le quali verrebbe espressa la valutazione annuale dei nuovi direttori generali delle ULSS su base provinciale da parte delle conferenze dei sindaci. In base al sistema preconizzato, infatti, ogni direttore generale verrebbe valutato, riguardo “alla qualità ed efficacia dell’organizzazione dei servizi socio-sanitari sul territorio delle aziende ULSS”, da più conferenze dei sindaci, senza chiarire quale peso verrebbe assegnato alle varie conferenze.

 

FUNZIONI IN MATERIA DI SERVIZI SOCIALI

Il direttore sanitario subentrerebbe in tutto e per tutto al direttore dei servizi sociali e della funzione territoriale. Tuttavia, per l’area dei servizi sociali, il direttore sanitario sarà coadiuvato da un Coordinatore dei servizi sociali. Di fatto, che cosa cambia? Vengono ingenerati risparmi perché il “coordinatore” viene pagato un pochino di meno del “direttore”? E se così fosse, di che cifre stiamo parlando?

Poi, sempre nell’articolo 18 del pdlr 23, al comma 4,  si afferma che le attuali Ulss diventerebbero distretti sociosanitari, mentre i vecchi distretti diventerebbero “articolazioni organizzative del distretto”. All’atto pratico, non è chiaro quali compiti manterrebbe e quali perderebbe un’”articolazione organizzativa di distretto”, rispetto a quando lo stesso bacino di utenza era a tutti gli effetti un “distretto”.

Questo tipo di riorganizzazione ci fa temere anche per il futuro dei piani di zona. Per quanto non citati dalla legge, vorremmo una rassicurazione in merito a questi importanti strumenti di pianificazione, oltre che per quanto riguarda il mantenimento del livello attuale dei servizi.

Ferrovia, ora avanti come treni!

Sono decenni che le antiche forze politiche chiacchierano inutilmente di ferrovia.

anello dolomitiIl M5S, volendo dare seguito agli impegni assunti in campagna elettorale, ha incontrato il comitato per l’anello ferroviario delle dolomiti, trovando pieno accordo sulla necessità di arrivare al più presto ad una soluzione effettiva.

È ora che questo territorio trovi un’unità su un progetto di sviluppo di respiro europeo e l’Anello Ferroviario delle Dolomiti, oltre ad aiutare a risolvere alcuni problemi di trasporto, offrirà un nuovo modello di sviluppo turistico alle nostre zone e restituirà la dignità del bellunese che non vuole essere esclusivamente la periferia della pianura o terreno edificabile solo di dacie e seconde case.

Le possibilità di cominciare immediatamente uno studio di fattibilità, con i fondi GAL o i fondi ODI ad esempio, ci sono. Ora, più che mai, è solo questione di volontà politica.

Pertanto invitiamo i cittadini bellunesi ad aiutarci nel sollecitare tutti i rappresentanti politici affinché, per una volta, alle parole seguano rapidamente i fatti e non si perda l’ennesima occasione.