L’estremo atto di protesta, “Donna disoccupata si da fuoco negli uffici INPS”, consumatosi ieri a Torino non è che l’ennesimo urlo di dolore e disperazione di una cittadina esasperata da un sistema ormai incapace di dare serie e concrete risposte ai drammatici problemi che attanagliano, sempre più, larghe fasce di popolazione. Tali atti, purtroppo, al di là della retorica ed estemporanea pietà e commozione, non incidono minimamente su una classe politica sempre più indifferente e lontana dai tanti problemi dei cittadini. Soloni, dalle tasche e dalla pancia piene, capaci solo di pontificare e fare le pulci a quelle proposte, come il “Reddito di Cittadinanza” (se il vero problema è la definizione cambiamolo pure, l’importante è la sostanza), che potrebbero ridare un po di dignità e serenità ai tanti cittadini scivolati sotto soglia di povertà. Liquidare “il Reddito di Cittadinanza” definendolo: aberrante (Calenda), insostenibile economicamente (Padoan), non sostenibile (Berlusconi), nega lavoro, assistenzialismo (Renzi) significa non aver capito o, peggio, non voler capire e prendere atto delle difficili condizioni del paese; un paese che fa sempre più fatica a riprendersi travolto com’è da una profonda crisi di sistema. Il Reddito di Cittadinanza, allora, non è e non sarà solo una concreta e indispensabile risposta agli affanni dei cittadini, ma sarà sempre più uno strumento di equità e di ridistribuzione della ricchezza prodotta da un sistema finanziario,economico e industriale che avrà sempre meno bisogno del “lavoro umano”. E’ veramente ora che il Governo la smetta di prenderci in giro e raccontarci che è troppo oneroso per le casse dello Stato e prenda seriamente in considerazione l’attuazione di tale “strumento” ……. quante decine di miliardi sono stati spesi nell’ultimo anno per salvare le banche e i loro vertici???